La rivolta in Iran nasce da un malessere profondo e diffuso. Una crisi economica durissima ha reso la vita quotidiana sempre più insostenibile per gran parte della popolazione. Da questa sofferenza concreta, fatta di precarietà, disoccupazione e mancanza di prospettive, è scaturita una protesta che in poco tempo si è trasformata in qualcosa di più grande: una messa in discussione aperta dell’attuale regime.
In questo scenario, le donne hanno assunto un ruolo centrale. La loro scelta di esporsi, di disobbedire, di reclamare libertà e dignità ha dato forma e forza al movimento. Il corpo femminile, da sempre controllato e regolato, diventa il primo spazio della ribellione, un linguaggio visibile e potente che parla di autodeterminazione e rispetto.
Ma questa lotta non riguarda solo le donne. Quando i diritti femminili vengono negati, l’intera società ne paga il prezzo. Attorno alle donne si riconoscono ora giovani, lavoratrici e lavoratori, donne e uomini, uniti dalla stessa richiesta: vivere senza paura, con diritti e futuro. Sono soprattutto le nuove generazioni a portare il peso più alto di questa ribellione, pagando spesso con la libertà, con la repressione e, in troppi casi, con la vita.
Il sacrificio di chi scende in piazza, di chi viene arrestato, ferito o ucciso, non può essere dimenticato né ridotto a cronaca. Giovani donne e uomini stanno lottando insieme per un’idea di società libera, ugualitaria e non discriminatoria, dimostrando che la libertà non è mai un dono, ma una conquista che richiede coraggio e responsabilità collettiva.
E’ doveroso stare accanto a queste persone. La loro voce ci ricorda che la libertà non è mai scontata e che lavoro, dignità e uguaglianza sono legati in modo profondo. Essere solidali con le donne e con il popolo iraniano significa difendere un’idea di società più giusta, dove nessuno venga ridotto al silenzio.
Le donne hanno scelto la libertà e hanno aperto una strada di cambiamento. Una strada che oggi viene percorsa anche da tanti uomini e giovani, e che riguarda tutte e tutti noi.
Daniela Foschetti