Il futuro possibile: coscienza, responsabilità e coraggio nella sfida contro ogni violenza

Nella cornice austera e insieme vibrante della Sala “Viterbi” del Palazzo della Provincia di Bergamo, mercoledì 25 marzo, ha preso forma un confronto che ha saputo andare oltre la ritualità dei convegni, per farsi coscienza collettiva. “Il futuro possibile. Noi… Donne e Uomini insieme contro ogni violenza e discriminazione” non è stato soltanto un titolo, ma una dichiarazione d’intenti, quasi un imperativo morale.

A guidare con misura e sensibilità il fluire degli interventi, la giornalista Francesca Ghezzani, che ha dato voce a una pluralità di prospettive, accomunate da un’urgenza condivisa: riconoscere, comprendere e contrastare la violenza in tutte le sue forme.

Un’urgenza resa ancor più drammaticamente attuale da quanto accaduto proprio nella mattinata, con un episodio di accoltellamento in una scuola della provincia di Bergamo: un fatto che irrompe nella cronaca e conferisce alle parole pronunciate in sala un peso ancora più concreto, quasi tangibile.

Vincenzo Nicoli (Questore di Bergamo) ha aperto il dibattito con una riflessione netta, radicata nella sua esperienza investigativa: la violenza non è mai un evento improvviso, ma l’esito di traiettorie familiari e sociali compromesse. Non esistono responsabilità isolate: è un problema che riguarda tutti, senza eccezioni.

Marcella Messina (Assessora del Comune di Bergamo – Politiche Sociali, Longevità, Salute, Sport) ha riportato l’attenzione sul linguaggio, primo terreno su cui si costruiscono o si demoliscono le pari opportunità. In una società ancora intrisa di stereotipi, il lavoro educativo sui giovani diventa la vera frontiera del cambiamento, in sinergia con i centri antiviolenza e le Istituzioni.

Miriam Campana (Consigliera di Parità della Provincia di Bergamo) ha sottolineato la fragilità di una conoscenza sempre più superficiale, alimentata dalla velocità dei social. Le sue parole restituiscono il volto più silenzioso della violenza: quello di donne che chiedono aiuto senza riuscire nemmeno a pronunciare il proprio nome.

Luca Ravaglia (Segretario Responsabile FALCRI Gruppo Intesa Sanpaolo – UNISIN/CONFSAL) e Roberto Maestrelli (Segretario Regionale UNISIN/CONFSAL) hanno richiamato il ruolo delle organizzazioni nel tradurre il dibattito in azione concreta, con un sentimento che oscilla tra impegno e amarezza: parlare ancora di discriminazione nel 2026 è una ferita aperta nella coscienza civile.

Di respiro storico e culturale l’intervento, in collegamento da remoto, di Rosalba La Fauci (Vice Segretario Generale CONFSAL), che ha ricordato come i diritti delle donne siano conquiste mai definitive, da difendere e rinnovare costantemente. Il linguaggio, ancora una volta, emerge come architrave del cambiamento.

Daniela Foschetti (Responsabile Coordinamento Nazionale Donne & Pari Opportunità UNISIN/CONFSAL) ha dato forma al cuore progettuale dell’iniziativa: un percorso itinerante che intreccia territori, esperienze e competenze. Dieci parole chiave: consapevolezza, coraggio, cultura, comunicazione, contesto, conoscenza, costanza, contrasto, concretezza, corresponsabilità, si fanno bussola etica e operativa.

Tra gli interventi più intensi, quello di Cristina Mostosi (Presidente Associazione LE IRIS di Trebecco ETS), che ha trasformato il dolore personale in testimonianza universale. La sua storia, segnata dalla perdita violenta della sorella, si eleva a lezione di resilienza: dalla rabbia può nascere gentilezza, dalla memoria può germogliare speranza.

Vera Lomazzi (Professoressa Associata di Sociologia Generale, Università degli Studi di Bergamo) ha offerto una lettura lucida e disarmante: la violenza è una pianta infestante che si nutre di giustificazioni culturali. Non solo fisica, ma anche economica, psicologica, simbolica: un sistema pervasivo che attraversa casa e lavoro.

Valerio De Gioia (Magistrato, Consigliere di Corte d’Appello, Consulente Commissione Parlamentare Femminicidio), in collegamento da Roma, ha ampliato lo sguardo alla violenza digitale e alla dipendenza economica, evidenziando strumenti normativi esistenti e criticità ancora irrisolte.

Michele Camolese (Presidente e Cofondatore dell’Associazione “La Svolta”) ha portato l’attenzione su un tema spesso rimosso: il recupero degli uomini autori di violenza, passaggio imprescindibile per spezzare il ciclo.

Di grande impatto anche la testimonianza di Giuliana Rossini (HR Manager Comac srl – Gruppo CFT e Gruppo ATS), che ha richiamato con forza il valore dell’indipendenza economica e della libertà di scelta, soprattutto per le nuove generazioni.

Cristina Perico (Presidente dell’Associazione “Il Giardino ODV”) e Fiorella Rizzo (Volontaria, Ideatrice del Progetto Mutodidonna) hanno intrecciato memoria e impegno, restituendo il senso di una lotta che deve unire, non dividere. Dare voce alle “donne mute” diventa atto pedagogico e civile.

Il mondo della scuola, con Daniela Grazioli (Dirigente Scolastica ICFARA) e Valeria Proietto (Docente di Lingua Inglese presso l’Istituto Superiore San Pellegrino), si conferma presidio fondamentale: intercettare il disagio prima che degeneri è una responsabilità educativa non più rinviabile.

A chiudere, Emilio Contrasto (Segretario Generale UNISIN/CONFSAL) ha richiamato il valore dell’ascolto e del confronto come strumenti primari di azione sindacale e sociale.

Ad alleggerire e al contempo arricchire la giornata, le note della band “Il Cantosociale” con Piero Carcano, a ricordare che anche l’arte può farsi veicolo di consapevolezza.

E tuttavia, al di là delle parole, pur dense, necessarie, talvolta illuminanti, resta una domanda sospesa, quasi un’eco: quanto di tutto questo saprà tradursi in cambiamento reale?

Chi scrive, in veste di giornalista, non può sottrarsi a una riflessione che travalica la cronaca. I racconti ascoltati, le testimonianze raccolte e le analisi condivise restituiscono un quadro tanto lucido quanto inquieto: la violenza, nelle sue molteplici forme, continua ad abitare le pieghe della quotidianità, spesso invisibile agli occhi di chi non vuole vedere.

E proprio l’eco di quanto accaduto poche ore prima in una scuola della città impone una consapevolezza ulteriore: la violenza non è altrove, non è distante, ma attraversa i nostri spazi quotidiani, talvolta i luoghi che dovrebbero essere più sicuri.

Eppure, proprio in questa consapevolezza si annida una possibilità. Il futuro possibile evocato nel titolo non è un artificio retorico, ma una responsabilità diffusa. Esso prende forma nei gesti minimi, nelle parole scelte con cura, nella capacità di riconoscere e disinnescare ciò che, se trascurato, può degenerare.

Non è più tempo di assistere, ma di partecipare. Non è più tempo di distinguere tra chi subisce e chi osserva, perché la linea di confine è ormai sottile, talvolta impercettibile.

Se questo incontro ha lasciato un segno, è proprio nella consapevolezza che il cambiamento non può essere delegato: appartiene a ciascuno. E forse, in questa assunzione collettiva di responsabilità, risiede l’unica, autentica possibilità di futuro.

Fabrizio Montanari

Dirigente Sindacale UNISIN