Desertificazione bancaria, Contrasto (Unisin/Confsal):“un’emorragia senza fine di filiali e posti di lavoro crolla la presenza sui territori”

Desertificazione bancaria
Il Report della Banca d'Italia delinea un quadro allarmante

Alla fine del 2025, gli sportelli operativi in Italia sono scesi a 19.140, con una perdita di 515 filiali in soli 12 mesi (-2,6%). Se si allarga lo sguardo al triennio 2022-2025, lo scenario è ancora più drammatico: il Paese ha perso 1.845 sportelli, segnando una contrazione complessiva dell’8,79%

“I dati definitivi al 31 dicembre 2025 pubblicati dalla Banca d’Italia delineano un quadro allarmante per il sistema creditizio italiano: una ulteriore ritirata dei servizi bancari che sta lasciando territori e cittadini senza presidi fondamentali”, dichiara Emilio Contrasto, Segretario Generale UNISIN/CONFSAL. “I numeri del collasso sono evidenti. È stato perso quasi il 9% degli sportelli in tre anni e la rete fisica delle banche sta scomparendo con una velocità senza precedenti. Alla fine del 2025, gli sportelli operativi in Italia sono scesi a 19.140 unità, con una perdita di 515 filiali in soli dodici mesi (-2,6%). Se si allarga lo sguardo al triennio 2022-2025, lo scenario è ancora più drammatico: il Paese ha perso 1.845 sportelli, segnando una contrazione complessiva dell’8,79%. Parallelamente, si assiste a una costante erosione dell’occupazione. I dipendenti bancari sono scesi a 256.854 unità, con una riduzione di 4.824 addetti nell’ultimo anno e una perdita complessiva di 7.433 posti di lavoro dal 2022”.
Questi dati – prosegue Emilio Contrasto – mettono in luce un’Italia a due velocità con, in particolare, il Sud e le periferie sempre più abbandonati dagli intermediari finanziari tradizionali. La desertificazione non colpisce, infatti, tutti allo stesso modo, aggravando i divari territoriali. Oggi il 58% degli sportelli è concentrato al Nord, mentre l’intero Sud e le Isole ospitano appena il 22% della rete nazionale”. “Nell’ultimo anno, le contrazioni percentuali più pesanti si sono registrate in regioni come Marche, Toscana, Calabria, Veneto e Piemonte. Tuttavia, è a livello provinciale che l’abbandono diventa critico, basti pensare ai cali drastici in provincia di Verbano-Cusio-Ossola (-13,2%) e Rieti (- 10%), dove la rete fisica sta letteralmente svanendo. Ma non trascuriamo, ovviamente la “desertificazione professionale”. Infatti, alcune aree stanno subendo una violenta perdita di dipendenti bancari. In un solo anno, la provincia di Crotone ha perso il 17,3% degli addetti, seguita da Sassari con un calo del 14,8%”.
Un modello – conclude Contrasto – che penalizza cittadini e imprese. La critica è rivolta a un modello di business che privilegia i grandi poli direzionali a scapito della prossimità. Oggi il 51% degli sportelli appartiene a banche di maggiore dimensione, mentre le banche medie, piccole e minori continuano a subire una drastica riduzione del loro peso territoriale. Nonostante la resilienza di alcune aree come il Trentino-Alto Adige, che mantiene una stabilità quasi assoluta (+2 unità regionali nel 2025), il resto del Paese soffre per la chiusura di filiali che rappresentano l’unico accesso al credito per famiglie e piccole imprese In conclusione, i dati della Banca d’Italia sono la prova di una scelta industriale che sta progressivamente smantellando la funzione sociale del sistema bancario. Non dimentichiamo che la desertificazione bancaria contribuisce a determinare anche una rilevante desertificazione economica, che ha come ulteriore complessa conseguenza quella della desertificazione sociale, con la fuga dei giovani dai loro territori di origine per poter lavorare e programmare la propria vita, fenomeno che deve essere combattuto. Se non si inverte questa rotta, vaste aree del Paese resteranno prive di servizi essenziali, alimentando un isolamento economico e sociale, determinando un fortissimo impatto per lo sviluppo dei nostri territori”.