2 aprile, Giornata mondiale della Consapevolezza sull’Autismo: il diritto a crescere, studiare, lavorare e vivere

In Italia, secondo gli ultimi aggiornamenti disponibili dell’Osservatorio Nazionale Autismo coordinato dal Ministero della Salute e dall’Istituto Superiore di Sanità, più di 90.000 persone risultano oggi in carico ai servizi sanitari con diagnosi di disturbo dello spettro autistico (ASD, Autism Spectrum Disorder), mentre oltre 830.000 utenti accedono ai servizi socio-sanitari dedicati (dati aggiornati a settembre 2025). Questi numeri sottolineano quanto sia cruciale garantire percorsi di vita continui e inclusivi per tutte le persone nello spettro autistico.

Ogni anno, il 2 aprile, la Giornata mondiale della Consapevolezza sull’Autismo richiama l’attenzione su migliaia di famiglie nel nostro Paese. Al di là delle campagne, delle luci blu e delle dichiarazioni ufficiali, resta una domanda fondamentale: cosa accade realmente a una persona autistica quando cresce?

Finché si è bambini o adolescenti, esistono percorsi strutturati che includono la scuola, la neuropsichiatria infantile, gli insegnanti di sostegno, le terapie, i permessi per i genitori e le agevolazioni previste dalla legge. Non sempre funzionano allo stesso modo in tutta Italia, ma rappresentano strumenti essenziali di supporto per i minori con disturbo dello spettro autistico.

Poi arrivano i 18 anni. Quello che dovrebbe essere un passaggio naturale verso l’autonomia spesso diventa un momento di incertezza. I diritti acquisiti durante l’infanzia e l’adolescenza non sono automatici: permessi, sostegni scolastici e terapie possono ridursi o sparire. Le famiglie si trovano a dover affrontare un vuoto assistenziale, attivandosi personalmente per cercare servizi, pratiche burocratiche e opportunità di inserimento lavorativo e abitativo. Le richieste principali delle famiglie riguardano chiarezza, sicurezza e continuità nei percorsi, oltre a strumenti concreti per trasformare i diritti formalmente riconosciuti in opportunità reali anche in età adulta. In questo contesto, le linee guida nazionali dell’Istituto Superiore di Sanità aggiornate al 2025 offrono indicazioni basate sulle evidenze scientifiche per la diagnosi, il trattamento e il supporto delle persone con ASD in tutte le età, sottolineando la necessità di interventi specifici anche per adulti, un punto fondamentale che le famiglie richiedono vengano concretamente applicati.

Dal 2024 l’Italia ha avviato una riforma destinata a cambiare il modo in cui viene seguita la disabilità. La novità principale è un approccio più personalizzato, volto a sostenere la vita quotidiana della persona in maniera continuativa, attraverso un progetto di vita costruito insieme alla persona e alla famiglia.

Negli ultimi anni sono stati stanziati fondi specifici per sostenere i percorsi di inclusione e autonomia delle persone con disabilità. Tuttavia, le associazioni denunciano ancora differenze tra territori e difficoltà nell’accesso concreto ai servizi e la non sufficienza delle risorse.

La consapevolezza non può fermarsi a una ricorrenza. Non basta illuminare un palazzo di blu, né ricordarsi dell’autismo un solo giorno all’anno. La vera sfida è costruire continuità, accompagnare le persone autistiche dall’infanzia all’età adulta e garantire loro la possibilità di vivere pienamente la propria vita, con dignità e autonomia. Come sottolinea il Ministero della Salute, investire in percorsi integrati di inclusione e supporto non è solo una necessità sociale, ma un impegno concreto verso una comunità più equa. Ogni persona ha diritto a partecipare pienamente alla vita della comunità, con una presenza reale, visibile e partecipe, non come concessione, ma come diritto fondamentale.

Bianca Desideri