Fra le notizie più entusiasmanti di questa estate — insieme alle temperature da forno ventilato, ai tormentoni musicali e alle immancabili foto del mare al tramonto — ce n’è finalmente una che ci riconcilia con la vita: invecchiare è un dono.
A dirlo, con una certa solennità, sono attrici, influencer e celebrità che per anni ci hanno spiegato, attraverso Instagram, filtri, botox, filler, bisturi e ritocchini assortiti, che il tempo era sostanzialmente un nemico da combattere senza esclusione di colpi.
E adesso, improvvisamente, arriva la rivolta.
Basta con le facce tutte uguali. Basta con gli zigomi che sembrano progettati da un geometra, le labbra gonfiate come canotti da Ferragosto, le fronti immobili e gli occhi eternamente stupiti. Basta con quella curiosa categoria di persone che, a 60 anni, sembrano avere la pelle di una sedicenne… ma l’espressione di chi ha appena letto una bolletta. Il nuovo mantra è: “Voglio invecchiare naturalmente”.
Una frase rassicurante! Peccato che, in certi casi, arrivi dopo vent’anni di guerra preventiva contro ogni singola ruga.
Ma forse dobbiamo essere comprensivi. Anche la ruga, dopotutto, ha diritto al suo momento di gloria.
E così assistiamo alla grande conversione: quelle che fino a ieri mostravano selfie levigati come porcellana oggi rivendicano il diritto di avere una faccia che racconti qualcosa. Una ruga per un’estate vissuta, una macchia per una giornata al mare, una piega intorno agli occhi per tutte le volte che si è riso.
Che rivoluzione!
Perché il problema non è volersi curare, sentirsi belle o ricorrere a qualche piccolo intervento. Ci mancherebbe. Il problema è quando la bellezza diventa una gara contro la carta d’identità e il modello di riferimento non è più una persona, ma un filtro.
E allora sì: benvenute rughe!
Benvenuti capelli bianchi, purché scelti e non subiti. Benvenute facce un po’ stanche, perché la vita, a volte, stanca.
Benvenute quelle piccole imperfezioni che ci ricordano che siamo esseri umani. E c’è un dettaglio che non possiamo ignorare: invecchiare è un dono soprattutto perché l’alternativa non è esattamente entusiasmante.
E forse è proprio questo il punto. Invecchiare non significa smettere di essere belle. Significa smettere di pretendere che la bellezza abbia una data di scadenza. Per una volta, dunque, potremmo fare una cosa davvero trasgressiva: guardare una donna di 60, 70 o 80 anni chiedendoci semplicemente quanta vita c’è dentro quella faccia quanti gli anni vissuti che portiamo dentro e non si devono cancellare
E quelli, francamente, sono il ritocco più bello che abbiamo.
Daniela Foschetti
Coordinamento Donne & Pari Opportunità.