Emilio Contrasto: Il fenomeno della desertificazione bancaria in Italia non accenna a fermarsi

Emilio Contrasto - Segretario Generale Unisin

Il fenomeno della desertificazione bancaria in Italia non accenna a fermarsi. Nel 2022 è ancora calata la presenza degli sportelli: -664 rispetto al 2021. Occorre una seria riflessione e un immediato cambio di rotta

 “Nel 2023 esiste ancora la Questione Meridionale? A questa domanda dobbiamo, purtroppo, rispondere di sì e bisogna ragionare seriamente su questo perché il Sud è elemento imprescindibile per lo sviluppo del Paese. Un Paese a due velocità, che si caratterizza per un sempre maggiore divario Nord/Sud aggravato oggi anche dalla cosiddetta desertificazione bancaria. Ormai i dati su questo fenomeno diventano di giorno in giorno sempre più preoccupanti. Dai dati forniti da Banca d’Italia, nell’arco di dieci anni ben 10mila sportelli hanno cessato la loro operatività lasciando interi territori privi di ogni presidio. I dati nazionali evidenziano che dal 2012 al 2022 siamo passati da 32.881 a 20.986 sportelli (il 55 per cento dei quali appartenenti a quelle di maggiore dimensione) con un divario tra Nord e Sud rilevante”.

“L’articolazione territoriale degli sportelli bancari operativi in Italia alla fine del 2022 – ha proseguito Contrasto – mostra una maggiore presenza nelle regioni del Nord, che rappresentano il 57% del totale nazionale (40 per cento in Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto). Il numero di sportelli ubicati nelle regioni del Sud e nelle Isole ammonta complessivamente al 22% del totale nazionale. Il numero degli addetti finanziari è calato ulteriormente: da 315 mila a 264.132 in circa 10 anni. La situazione che si presenta agli occhi degli economisti, dei territori, delle imprese, delle lavoratrici e dei lavoratori e della clientela è drammatica e la politica deve verificare questi processi e porre un argine a questa deriva che ha forti impatti sociali. La desertificazione bancaria, infatti, contribuisce a determinare anche una rilevante desertificazione economica che ha come ulteriore complessa conseguenza quella della desertificazione sociale con la fuga dei giovani dai loro territori di origine per poter lavorare e programmare la propria vita, fenomeno che deve essere combattuto”.

È quanto emerso dalle parole del Segretario Generale UNISIN/CONFSAL Emilio Contrasto rappresentante CONFSAL nel Comitato Economico e Sociale Europeo (CESE), intervenendo al convegno “Missione Mediterraneo” organizzato oggi da CONFSAL a Gravina in Puglia (BA).

L’incontro con Istituzioni, lavoratori, imprese della Puglia, aperto con i saluti istituzionali di numerosi esponenti politici e chiuso dalle conclusioni del Segretario Generale Confederale CONFSAL Raffaele Margiotta, ha portato, in questo secondo evento, dopo quello tenutosi in Calabria a Lamezia Terme, nuovamente al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica le opportunità di sviluppo derivanti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), dai fondi europei, il valore e le potenzialità delle regioni del Mezzogiorno e le motivazioni e le problematiche che generano il grave divario che le regioni del Sud del nostro Paese hanno rispetto a quelle del Nord.

“Fondamentale è la corretta ed equilibrata distribuzione dei fondi – ha sottolineato Contrasto – e il supporto con adeguati strumenti finanziari della nostra economia per consentire il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo. Il problema della desertificazione bancaria è, quindi, strategico, non trascurabile e va affrontato, ora e non domani. È vero che la clientela bancaria nel corso degli anni ha mostrato di sapersi adattare ai cambiamenti organizzativi e alle innovazioni che man mano sono state introdotte dal sistema bancario e di apprezzare anche, soprattutto i giovani, l’innovazione tecnologica: il digital banking e la cosiddetta fintech. È vero anche che è sicuramente una nuova opportunità positiva la possibilità di poter operare direttamente dal proprio pc, tablet o smartphone sul proprio conto corrente per eseguire operazioni senza doversi spostare fisicamente e che la pandemia da Covid 19 ha favorito questa tendenza che ha visto crescere le transazioni online e di conseguenza l’offerta dei servizi in questa modalità. Ma è anche vero che ancora nel nostro Paese esiste un problema di qualità delle connessioni e della rete internet (cosiddetto digital divide), che non tutti gli utenti gradiscono il ricorso alle cosiddette filiali virtuali preferendo ancora il contatto diretto ma, principalmente, è fondamentale presidiare tutti i territori con sportelli bancari e centri decisionali proprio per evitare che le imprese e la clientela siano lasciate sole nelle proprie scelte economico-finanziarie con i conseguenti rischi e abbiano la possibilità di accedere – avendone i requisiti – con facilità al supporto finanziario insito nella funzione di intermediazione creditizia affidato, appunto, alle Banche”.

“I dati parlano chiaro – ha sottolineato il Segretario Generale Contrasto –, sono oltre 4 milioni, quasi 250mila in più di un anno fa, le persone che non hanno accesso ad una filiale nel comune di residenza. E con questo andamento i numeri sono destinati a crescere: circa di 6 milioni di italiani, residenti in comuni nei quali è rimasto un solo sportello, rischiano di trovarsi a breve in zona bancariamente desertificata. Il rapporto tra popolazione e numero di sportelli cala significativamente da 36,5 a 35,5 ogni 100mila abitanti”.

È importante, quindi, per Contrasto, fare una profonda riflessione su questi dati perché l’Italia è caratterizzata dalla presenza soprattutto di piccole e medie imprese, con numero limitato di addetti e spesso a conduzione famigliare.

“Risulta evidente – ha sottolineato Contrasto – che il processo di consulenza, il supporto che l’intermediario finanziario dà per una corretta allocazione delle risorse diventa in questi casi essenziale. La mancanza o la complessità dei rapporti tra imprese, famiglie e intermediari, favorisce un vero e proprio gap strutturale rispetto alla possibilità di utilizzare corretti strumenti e attingere ai vari finanziamenti che enti ed istituzioni mettono a disposizione a livello locale o nazionale o europeo. In assenza o carenza di intermediari e di centri decisionali sul territorio in grado di supportare con la necessaria attenzione e velocità imprese e famiglie viene meno la possibilità di far arrivare ai destinatari i fondi e, in via più in generale, le risorse finanziarie indispensabili per finanziare quello che deve essere un corretto e corrente sviluppo dei territori e delle imprese che vi operano, in qualunque parte si trovino del nostro Paese. Le imprese hanno bisogno di essere assistite nelle loro scelte finanziarie per evitare di trovarsi in difficoltà in momenti di crisi come emerso dalla situazione generatasi dall’aumento dei tessi d’interesse. Il rischio è quello di non poter reggere il mercato, con la conseguente crisi e scomparsa di tante realtà medio-piccole del tessuto imprenditoriale dei territori del Sud”.

“Non va, inoltre dimenticato, – ha concluso Emilio Contrasto – che, come evidenziano i dati drammatici sull’usura nel Sud, in assenza di intermediari finanziari legittimi possono subentrare e spesso, purtroppo, subentrano soggetti che operano al di fuori della legge. La politica ha la responsabilità di verificare questi processi e porre in atto gli interventi necessari ad arginare questi fenomeni. La situazione è grave, per non dire drammatica, e non vi è più tempo per mere riflessioni o tentennamenti, ma è tempo di agire in concreto e questo è compito della politica”.