Ferite che non cedono al tempo: i 46 anni della strage di Bologna

Era un sabato mattina densamente estivo, il 2 agosto 1980. La stazione centrale di Bologna brulicava del traffico delle persone tipico dell’esodo agostano: turisti, studenti, famiglie in partenza e lavoratori si incrociavano tra i binari. Alle ore 10:25, l’orologio della torre si è immobilizzato per sempre. Un boato devastante, originato da un ordigno collocato nella sala d’attesa di seconda classe, ha sventrato l’ala ovest dello scalo ferroviario, cancellando in un millisecondo le vite di ottantacinque persone. Oltre duecento persone rimasero ferite, segnate nel corpo e nel ricordo da una tragedia immane.

A distanza di 46 anni, come sottolineato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, “il segno profondo impresso dalla strage del 2 agosto 1980 alla stazione ferroviaria di Bologna è inciso nella storia repubblicana e nella coscienza degli italiani”. Il Capo dello Stato ha ricordato “il dolore infinito per tante vittime inermi” e lo sgomento per la distruzione portata nel cuore della vita civile, rilanciando l’impegno “a salvaguardare il futuro da costruire nei valori di libertà, di giustizia, di democrazia”.

La reazione di Bologna fu immediata e profondamente solidale. Di fronte all’emergenza, la cittadinanza si mobilitò spontaneamente: tassisti, ferrovieri e semplici cittadini si trasformarono nei primi soccorritori. L’iconico autobus 37 è diventato il simbolo doloroso e operoso di quel giorno, utilizzato per trasportare d’urgenza i feriti e le vittime verso gli ospedali cittadini.

Oggi, nel quarantaseiesimo anniversario, il dovere del ricordo rimane intatto. Nel tributare gratitudine a chi ha lavorato per la verità, il Presidente Mattarella ha  ricordato che “fare giustizia è vittoria della democrazia”. Attraverso l’impegno collettivo, i volti e le storie delle ottantacinque vittime continuano a essere custoditi, affinché il tempo non cancelli il valore umano di quella memoria.

Bianca Desideri