Con la Legge di Bilancio 2026, l’aliquota sui premi di risultato scende all’1%: la più bassa di sempre, ampliando il tetto a 5.000 euro. Oltre 5 milioni di lavoratori potrebbero beneficiarne. Ma accedere alla detassazione richiede il raggiungimento di obiettivi misurabili e tracciati, e la maggior parte delle PMI italiane non ha ancora gli strumenti per farlo.
Una norma storica, un’opportunità concreta e un paradosso tutto italiano. La Legge di Bilancio 2026 (L. n. 199 del 30 dicembre 2025, art. 1 comma 9) ha ridotto l’aliquota fiscale sui premi di risultato dal 5% all’1% per il biennio 2026–2027, il livello più basso mai applicato da quando lo strumento esiste, alzando contestualmente il tetto massimo da 3.000 a 5.000 euro lordi annui (per lavoratori con reddito fino a 80.000 euro). Secondo i dati del Ministero del Lavoro, aggiornati al 15 dicembre 2025, sono 19.548 i contratti di produttività attivi in Italia, con oltre 5 milioni di lavoratori coinvolti (5.098.687, per la precisione) e un premio medio annuo di 1.605 euro. Eppure, per la maggior parte delle imprese italiane, e in particolare per le PMI, questa opportunità rischia di restare sulla carta.
Non si premia ciò che non si misura
La legge è chiara: per accedere alla detassazione, i premi devono essere collegati a obiettivi incrementali e misurabili: produttività, qualità, efficienza, innovazione. E devono essere previsti da contratti collettivi aziendali o territoriali di secondo livello, depositati presso l’Ispettorato del Lavoro. Il meccanismo esiste dal 2015 (L. 208/2015, commi 182-189), ma non ha mai offerto un’aliquota così bassa. In altre parole: senza un sistema strutturato per tracciare performance e obiettivi nel tempo, la norma rimane inaccessibile.
“La Legge di Bilancio 2026 mette sul tavolo un’occasione che molte imprese italiane non riusciranno a cogliere, semplicemente perché non hanno ancora l’infrastruttura per farlo”, afferma Tiziano Bertolotti, CEO di Peoplelink. “Non si può premiare ciò che non si dimostra. E non si può misurare senza dati strutturati sulle performance, sulle competenze, sugli obiettivi raggiunti nel tempo. Quello che sembra un problema fiscale è, in realtà, una sfida di cultura HR.”
Un mercato da 5 milioni di lavoratori, ma le PMI rischiano di restare indietro
I dati del Ministero del Lavoro fotografano un panorama in crescita: la grande maggioranza dei contratti di produttività attivi, 16.111 su 19.548, è di natura aziendale, a conferma che le imprese stanno progressivamente adottando la contrattazione di secondo livello. Ma la distanza tra chi ha già un sistema di misurazione delle performance e chi ancora lavora con fogli di calcolo e archivi cartacei è enorme.
Il rischio concreto è che l’agevolazione all’1% diventi un vantaggio esclusivo delle grandi aziende strutturate, mentre le PMI, che rappresentano oltre il 99% del tessuto produttivo italiano secondo i dati ISTAT, restino escluse non per mancanza di volontà, ma di strumenti.
“Ogni volta che una legge lega un beneficio alla misurazione degli obiettivi, si crea una linea di demarcazione invisibile tra chi è organizzato e chi non lo è”, continua Bertolotti. “La detassazione dei premi di risultato è un’opportunità reale per i lavoratori e per le imprese, ma per trasformarla in pratica concreta serve un sistema capace di tracciare competenze, obiettivi e performance nel tempo, una piattaforma HR che funziona come una memoria istituzionale dell’organizzazione.”
Dall’obbligo normativo alla leva strategica
L’approccio di Peoplelink con VISTA, la soluzione HCM (Human Capital Management) integrata al Portale HR, parte da un’osservazione: le aziende che oggi digitalizzano i processi di gestione delle persone lo fanno per guadagnare consapevolezza su chi sono i loro dipendenti, cosa sanno fare e come stanno crescendo.
Con VISTA, le imprese possono mappare competenze e obiettivi, monitorare i gap formativi, costruire piani di sviluppo personalizzati e disporre di una dashboard aggiornata in tempo reale sulle performance. Tutto ciò che serve, in sostanza, per dimostrare a se stesse, ai lavoratori e all’Agenzia delle Entrate, che un premio di risultato è davvero collegato a risultati misurabili e incrementali, come richiesto dalla normativa.
“La norma sui premi di produttività è un ottimo punto di ingresso per le aziende che vogliono capire cosa significa davvero gestire le persone in modo strutturato, conclude Bertolotti – Ma il valore non si esaurisce nella detassazione: un’organizzazione che sa misurare le performance dei propri collaboratori è un’organizzazione che sa dove intervenire, come sviluppare i talenti, come costruire una cultura del merito che regga nel tempo. Il fisco ha offerto un incentivo. Sta alle aziende decidere se usarlo come occasione per fare quella trasformazione che rimandano da anni.”