Un nuovo 25 aprile, questo è, nuovo perché se anche la Festa attraversa il tempo e ha una sua ritualità, anche ripetitività se vogliamo, non può essere mai e poi mai una formalità una data in rosso sul calendario.
Non è solo la memoria della liberazione dal regime fascista, la fine dell’occupazione nazista. Non lo può essere a maggior ragione quest’anno che ricorrono 80 anni dalla nascita della Repubblica Italiana che di quel momento fondante è stata originata come pure la sua Costituzione, nate direttamente da un processo di liberazione. Non è solo l’esito di un referendum o un testo giuridico, ma l’esito politico di una rottura: quella con il fascismo, con la guerra, con un’idea autoritaria dello Stato e della società. Per questo l’antifascismo non è una memoria impolverata, ammuffita, ma carne e sangue vivo su cui è stata costruita e va costruita giorno dopo giorno la nostra democrazia.
Ah Democrazia… che parolona, sempre più vacua nel mondo dove anche in paese cosiddetti “democratici” si moltiplicano segnali che restringono sempre più lo spazio democratico: limitazioni al diritto di manifestare, criminalizzazione del dissenso, delegittimazione di movimenti e soggettività critiche, uso sempre più estensivo delle categorie di sicurezza e ordine pubblico. Noi che siamo abituati ad abbinare alla parola “Democrazia” quella di “Pace” , oggi in molte nazioni anche occidentali stiamo vedendo che sempre più si sta affermando l’idea che la Pace si conquista con la guerra; una guerra dove le macchine, i droni decidono attraverso gli algoritmi in decimi di secondo, dove fare più male, dove uccidere più persone e così sganciare bombe su questo o quel palazzo e così, come in un war game, l’uomo si scarica la coscienza perché non è lui a schiacciare il bottone…
Ma anche da noi in Italia occorre vigilare che sotto il cappello dell’ordine pubblico della paura, della sicurezza, non si mettano a tacere libertà di espressione di manifestare, fatto molto grave che poi tocca direttamente anche il sindacato e i diritti dei lavoratori
Per questo l’antifascismo oggi ha la sua funzione essenziale non commemorativa. E’il modo in cui si interpretano i diritti, il ruolo delle istituzioni, la legittimità delle pratiche sociali e politiche.
Significa anche ribadire che il dissenso non è un elemento estraneo alla democrazia, ma una sua condizione, senza possibilità di esprimere critica e opposizione, viene meno uno dei presupposti fondamentali su cui si regge l’impianto costituzionale e significa prima di tutto riconoscere che coincide con processi collettivi che devono allargare lo spazio della libertà e della partecipazione
La recente grande partecipazione, anche di molti giovani, alle proteste, ai sit-in, ai cortei contro il genocidio di Gaza, per i referendum e i percorsi come No Kings, che mettono al centro il rifiuto di ogni deriva autoritaria e la difesa dei diritti: dal lavoro alla casa all’ecologia, al territorio… indicano che questa è anche la via per recuperare la forma primaria della partecipazione democratica che è il diritto al voto e che negli ultimi anni è andata via via scemando
È dentro questa continuità, tra storia e presente, tra memoria del passato e diritti del presente, che il 25 aprile mantiene il suo significato.
E’ contro l’idea dei Master of War, pochi padroni che vogliono comandare il mondo che per forza con la guerra si risolvono i conflitti che il 25 Aprile deve esistere.
Il 25 aprile, in questo senso, non è solo una data.
È uno spazio sociale in cui si ridefiniscono parole, diritti e possibilità. Proprio per questo, ancora oggi, la liberazione non è una ritualità folkloristica.
Per questo il 25 Aprile è tutt’ altro che una formalità
W il 25 Aprile. Buon25 Aprile.
Piero Carcano
Invito ad ascoltare le parole della canzone Blowin’ in the wind (Bob Dylan)