Le piattaforme gestionali includano tutti i contratti rappresentativi: stop a barriere digitali

La Federazione Medie e Piccole Imprese (FMPI) accende i riflettori su un nodo strutturale che rischia di penalizzare la libertà negoziale e l’attività quotidiana dei professionisti e delle imprese. Il fulcro del problema risiede nell’accessibilità digitale dei Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro (CCNL) all’interno delle piattaforme informatiche in uso da consulenti del lavoro e commercialisti, prodotte dai grandi player tecnologici del settore.

“La transizione digitale della contrattazione non può trasformarsi in un imbuto oligopolistico”, dichiara Antonina Terranova, Presidente Nazionale di FMPI. “Oggi le tradizionali software house che operano come vendor di soluzioni gestionali tendono a mappare e rendere disponibili nei loro programmi quasi esclusivamente i contratti sottoscritti dalle organizzazioni sindacali confederali tradizionali. Si tratta di una prassi commerciale che rischia di ignorare la realtà del mercato e i decreti vigenti, a partire dalle indicazioni del Decreto Primo Maggio, limitando di fatto l’operatività dei professionisti e lo sviluppo delle imprese”.

Secondo FMPI, l’impianto costituzionale italiano è chiaro nel tutelare il pluralismo delle relazioni industriali. Il principio di libertà espresso dall’articolo 39 della Costituzione assicura la piena legittimità di modelli contrattuali alternativi, purché sottoscritti da associazioni datoriali e sindacali che rispondono ai criteri di effettiva rappresentatività comparata sul territorio; parallelamente, l’articolo 36 ne garantisce la conformità sociale fissando il diritto a un salario proporzionato e sufficiente.

“In virtù del principio del pluralismo contrattuale, il datore di lavoro deve poter applicare il CCNL più aderente alle reali esigenze organizzative e produttive della propria azienda, senza subire condizionamenti tecnici indiretti”, sottolinea Terranova. “Garantire l’accesso a tutti i contratti rappresentativi nelle piattaforme non è solo una questione di efficienza aziendale, ma è lo strumento indispensabile per assicurare il ‘salario giusto’ e la piena tutela delle lavoratrici e dei lavoratori. L’esclusione di accordi legittimi dalle banche dati o il ritardo nella pubblicazione rischia di frenare l’applicazione tempestiva di diritti e tutele. È necessario che tutte le piattaforme di payroll integrino e mettano a disposizione dei professionisti l’intero ventaglio dei contratti nazionali, superando selezioni parziali che non rispecchiano più la complessità attuale”.

FMPI auspica quindi una rapida evoluzione degli strumenti informatici, affinché la transizione digitale si traduca in una reale opportunità di inclusione, equità e libera concorrenza per professionisti, imprese e per l’intero sistema Paese.