Ricerca “Sognando il futuro e il lavoro”: fra le ragazze di 16-21 anni la fiducia nelle pari opportunità scende al 51%. Divari di genere già alle medie, equilibrio vita-lavoro prima priorità.
Nove giovani italiani su dieci si sentono sotto pressione per avere successo o essere ‘perfetti’. La pressione sale con l’età e grava soprattutto sulle ragazze: il 95% tra i 16 e i 21 anni contro l’89% dei coetanei maschi. Già alle medie lo scarto c’è: 84% le ragazze di 11-14 anni, 76% i loro compagni. È la fotografia della seconda edizione di “Sognando il futuro e il lavoro”, la ricerca realizzata da Valore D in collaborazione con Ipsos su 1.300 studentesse e studenti tra gli 11 e i 21 anni.
Il lavoro resta un orizzonte desiderato, ma il suo baricentro si è spostato in modo evidente. La priorità numero uno, per ragazzi e ragazze di entrambe le fasce d’età, non è più la carriera. È l’equilibrio tra vita privata e professionale; molto alti anche il desiderio di stabilità e di realizzazione personale. Sullo sfondo, però, pesano timori molto concreti: tra i 16-21enni il 52% prevede difficoltà nel trovare il lavoro desiderato e uno su quattro (25%) teme di non poter contare su un impiego capace di garantire l’autonomia economica.
Il dato più strutturale riguarda l’origine dei divari: le disuguaglianze iniziano molto prima del primo contratto. È un divario profondo, che la conoscenza da sola non basta a colmare. Già alle scuole medie le aspirazioni si separano: le professioni tecnico-scientifiche attraggono il 31% dei ragazzi contro l’11% delle ragazze. Anche sull’intelligenza artificiale lo scarto è netto: prenderebbero in considerazione un lavoro in questo campo il 71% dei maschi e il 51% delle femmine.
Grazie alla maggiore sensibilizzazione sul tema, oggi il 71% dei giovani tra i 16 e i 21 anni sa cosa sono le materie STEM, più del doppio rispetto al 33% registrato nel 2021. Eppure gli stereotipi restano: il 31% dei ragazzi e il 21% delle ragazze continua a considerare i lavori scientifici “più adatti agli uomini”, mentre oltre una ragazza su quattro pensa le ragazze studino meno spesso le materie scientifiche perchè non si sentono all’altezza. Non sorprende, allora, che il 51% di chi conosce le STEM le percepisca come ambienti “troppo maschili”.
Il contesto in cui queste scelte maturano resta determinante. La famiglia è ancora il primo punto di riferimento e influenza l’87% degli 11-14enni; tra i più grandi, mamma (71%) e papà (62%) restano al vertice delle figure che orientano le decisioni sul futuro. Migliora anche il ruolo della scuola, la cui efficacia percepita è passata dal 34% del 2021 al 50% di oggi. Non basta: l’84% dei giovani chiede più supporto nell’orientamento, attraverso strumenti concreti, testimonianze dirette, confronto con chi quei mestieri li fa per davvero.
A pesare è anche il clima culturale. La fiducia nelle pari opportunità si erode con il passaggio all’età adulta, e lo fa in modo asimmetrico. Tra gli 11-14 anni crede in pari chance di successo il 77% dei ragazzi e il 74% delle ragazze; tra i 16-21 anni la quota maschile scende al 70%, mentre quella femminile crolla al 51%. Un divario di quasi venti punti che racconta come, crescendo, le ragazze vedano restringersi il perimetro di ciò che ritengono possibile.
Il risultato è il ritratto di una generazione che non rinuncia a immaginare il proprio futuro, ma lo fa dentro coordinate più complesse: tra aspirazione e incertezza, tra desiderio di equilibrio e richiesta di performance. È in questo spazio – molto prima del lavoro – che si gioca una parte decisiva delle opportunità. E, sempre più spesso, anche del senso di ciò che è possibile immaginare per sé.
“Questa ricerca racconta una generazione lucida e ambiziosa, ma esposta a una doppia pressione: quella individuale, legata al successo, e quella culturale, che continua a orientare le scelte fin da giovanissimi”, ha sottolineato Barbara Falcomer, Direttrice Generale di Valore D. “Se vogliamo incidere davvero sulle disuguaglianze e colmare il gender gap nelle STEM – che sono il motore principale dell’innovazione e le discipline più strategiche per il mercato del lavoro futuro – dobbiamo intervenire già nella prima infanzia: nei modelli che offriamo, nell’orientamento, nei contesti educativi. È lì che si costruisce il perimetro delle possibilità”.
Nota metodologica
La ricerca ha coinvolto 1.300 giovani in Italia tra gli 11 e i 21 anni (500 tra 11-14 anni e 800 tra 16-21 anni). Le interviste sono state condotte online da Ipsos Doxa tra ottobre e dicembre 2025, su campioni rappresentativi per età, genere e area geografica.