Quell’estate di 80 anni fa, alba della democrazia.
Il 2 giugno 1946 è una giornata di cielo sereno e sole caldo in tutta l’Italia del Centro-Sud e del Nord-Est: su Lombardia e Piemonte, invece, nuvole e scrosci di pioggia. L’affluenza alle urne, però, non cambia, anzi, aumenta: 85,2 poi 88, 6 infine 89,9% di votanti come dato nazionale. E’ la festa della democrazia, uomini e donne di ogni età in fila perché, per la prima volta dopo vent’anni, vengono chiamati a “decidere”. In quelle code c’è tutto: l’orgoglio di essere protagonisti, il gusto della libertà dopo le brutture del regime e della guerra, la forza della dimensione collettiva (tutti cittadini, tutti uguali) e per le donne c’è in più l’emozione di essere chiamate per la prima volta nella storia italiana ad esprimersi nelle urne in pari dignità con gli uomini. Tutti vivono il voto come conquista di un diritto e, insieme, come dovere di esercitarlo, addirittura chi non può si sente in colpa e manda lettere per giustificare l’impossibilità di partecipare al voto allegando un certificato medico. Ottant’anni fa, il 2 giugno 1946, gli Italiani scelsero la Repubblica. Fu un momento di rottura e di fondazione insieme: la fine di un regime e di una dinastia, l’avvio di una nuova stagione ricostruente, ripartire dai valori che han tenuto insieme tutte le anime della Resistenza.
Lo stesso 2 giugno fu infatti eletta l’Assemblea Costituente, formata da 556 rappresentanti del popolo. Tra loro c’erano i padri costituenti, figure di altissimo profilo morale e culturale, provenienti da storie politiche diverse ma unite dal desiderio di costruire un’Italia libera e democratica. Uomini come: Piero Calamandrei, Sandro Pertini, Giuseppe Dossetti, Palmiro Togliatti, Aldo Moro, Umberto Terracini, Meuccio Ruini e tanti altri, contribuirono con passione al dibattito sulla futura Costituzione.
Vanno ricordate anche le 21 Madri costituenti che entrarono nell’Assemblea e portarono la voce femminile nella nascente democrazia. Tra loro: Nilde Iotti, Teresa Noce, Angela Gotelli, Maria Federici, Lina Merlin, Angelina Merlin, Laura Bianchini… Tutte, secondo la loro sensibilità e la loro formazione religiosa e politica lottarono perché nella nuova Italia i diritti civili, politici e sociali valessero davvero per tutti e per tutte. Le loro battaglie furono decisive, tra gli altri, per l’articolo 3 della Costituzione, che sancisce il principio di uguaglianza.
La Repubblica Italiana nacque da questa convergenza di voci, differenze, ideali e impegno. La Costituzione, entrata in vigore il 1° gennaio 1948, ne è il frutto più alto.
Celebrando oggi la Festa della Repubblica, a distanza di ottant’anni dal 2 giugno 1946, abbiamo il privilegio, spesso sottovalutato, di farlo in un Paese in pace, in una democrazia stabile, con diritti abbastanza garantiti e libertà riconosciute, ma sarà sempre così?
La Festa della Repubblica per questo, non può essere solo una commemorazione, ma un invito alla memoria attiva: essere cittadini significa riconoscere il valore delle istituzioni democratiche e contribuire, ciascuno nel proprio ruolo, a renderle giorno dopo giorno vive, giuste, inclusive.
Quel giorno del 1946, i cittadini e le cittadine votarono dopo aver attraversato la dittatura, la guerra civile, l’occupazione straniera, la miseria. Votarono gravati dal peso del dolore ma colmi di speranza per un vero nuovo inizio.
Oggi, possiamo raccogliere il frutto di quel coraggio: una Repubblica che ci ha dato la Costituzione, anche se spesso per molti aspetti è ed è stata inapplicata, il diritto allo studio, al lavoro, alla parola.
Ma non dobbiamo dimenticarlo: poter celebrare la Repubblica senza paura, senza armi, senza silenzio imposto, è un’eredità preziosa e fragile, che richiede memoria, impegno e partecipazione , perché come vediamo , specialmente dalla “Seconda Repubblica” in poi è stata sottoposta periodicamente ad attacchi in alcuni suoi valori fondanti ,non ultimi i ripetuti tentativi di fare nuove regole che concentrino il potere in mano a pochi e derive interventiste “a difesa della pace”.
Infatti in un mondo ancora segnato da conflitti e regimi oppressivi, il 2 giugno è anche un giorno per ricordarci che la pace non è scontata, la democrazia non è eterna, la libertà non è gratuita.
È il nostro compito, giovani e meno giovani, come cittadini, come lavoratori, custodirla ogni giorno. Inoltre parafrasando anche alcuni temi espressi recentemente da Papa Leone nella sua ultima enciclica potremmo dire che oggi il valore da preservare di uno Stato democratico e repubblicano sta soprattutto nel metter al centro la dignità umana , il bene comune che del resto è insito nell’etimologia della stessa RES PUBBLICA (cosa pubblica) e che è un grosso errore affidare molto del nostro vivere anche sociale alla cosiddetta “intelligenza artificiale” che non ha un cuore e non guarda gli altri con accoglienza , con rispetto, in poche parole ,con “umanità”.
E’ importante quindi, pur senza trascurare gli effetti positivi di queste rivoluzioni tecnologiche, tenere sempre alta la guardia e lo sguardo critico sul modello di governo che queste comportano , e se questo sviluppo porta a concentrare tutta la ricchezza e tutti gli strumenti di informazione e di verità nelle mani di pochi e degli algoritmi da loro programmati , è nostro dovere contrapporci . Chi possiede questi strumenti spesso sono Presidenti autoritari, depositari di interessi personali o addirittura non sono neanche gli Stati stessi ma poteri sovranazionali, industriali, finanziari che poi comportano: sfruttamento dei minori, dei popoli della terra. E ‘ giusto oggi gridare “W la Repubblica” ma che sia governata da una politica fatta di Libertà e Giustizia e sia alla base dei patto sociale al quale anche noi come sindacato siamo chiamati a partecipare, a dare il nostro contributo. In particolare, ad esempio, non possiamo rassegnarci ad una riscrittura dell’articolo 1 della Costituzione Italiana quello che recita: l’ Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro, al quale va aggiunto ,alla luce dei fatti, “precario” . Facciam festa si ma… sempre vigili. In definitiva la Repubblica siamo NOI, con i suoi benefici e gli impegni che questo comporta, non lo dimentichiamo.
Piero Carcano
Segretario nazionale UNISIN/CONFSAL